Biblioteca comunale aperta anche per chi vuol utilizzare la sua sala studio disponibile  su prenotazione per un massimo di 11 studenti contemporaneamente. La prenotazione (071.9740021 – 071.7587285 – biblioteca@comune.recanati.mc.it) dovrà avvenire entro le 18 del giorno lavorativo precedente a quello di interesse e lo studente dovrà indicare l’orario in cui intende essere presente naturalmente indossando obbligatoriamente la mascherina. Un servizio che, stando a quanto scritto sul loro blog (https://www.collettivokoine.it/) dai giovani, che hanno dato vita al collettivo Koinè, non è proprio a misura di studente. Ecco il testo dell’articolo in cui si descrive le difficoltà che incontra uno studente se vuol andare in biblioteca a studiare:

RECANATI A NORMA DI STUDENTE?

Da studenti, ci sentiamo direttamente coinvolti nella situazione che ci troviamo di fronte ogni volta che ci imbattiamo nell’angolo più oscuro e (s)conosciuto della realtà recanatese: la biblioteca.

Situata all’inizio di Corso Persiani, quello che porta in Piazza Giacomo Leopardi, “de fianco alle poste” per intenderci, la biblioteca dovrebbe essere un rifugio ospitale per noi sprovveduti studenti, ma non è sempre così…

Giusto per essere il più chiari possibile, proviamo a descrivere quella che può essere la giornata tipo di una persona che decide di studiare nella biblioteca recanatese. Il nostro sfortunato personaggio, tale Gigi Tarallo, non ha un’identità specifica, ma siamo sicuri che la sua storia possa essere simile a quella della maggior parte di noi/voi studenti che frequentano questo spazio.

Per iniziare, Gigi Tarallo, come quasi tutti noi, raggiungerà la biblioteca in macchina. Più precisamente, arriva con la sua Fiat Panda, chiaramente a metano, nei pressi della meta [ore 15.20] già affranta e intenta a superare la solita missione giornaliera: trovare un parcheggio gratuito, “quelli bianchi che non se paga” (siamo pur sempre studenti). In Viale Cesare Battisti nemmeno il più speranzoso di noi tenta di trovar posto e Gigi, ormai esperto, non ci butta neanche un occhio. Finito il viale, con la piena consapevolezza del girotondo che lo aspetta, Gigi Tarallo scende verso Via Castelfidardo, “quella che arriva al parco dei torriò”, ma anche qui la speranza svanisce subito, dal momento che i parcheggi sono ovviamente tutti occupati e le macchine sono le stesse dal 1990. Giunti alla rotonda di fronte al parco, all’incirca la metà del giro della pista (più avanti capirete), si sale verso Via gioco del pallone: iniziano le prime preghiere, ma in un attimo si trasformano in imprecazioni (facciamo anche bestemmie, dai). Di un parcheggio nemmeno l’ombra. Arrivato in cima, si rimette in Viale Cesare Battisti e termina così il primo giro, quello di riscaldamento. Il nostro eroe, infatti, non demorde e ripete il percorso, fra le 15 e le 20 volte, convinto che un posto si possa trovare. [ore 15.35] Gigi Tarallo, abbandonato il piano principale, non perde la speranza e decide di attivare il piano di riserva: “i vicoletti”. Tenta prima in zona San Francesco ma, visto l’insuccesso, decide di cambiare completamente strategia: ormai preparato, anche se stanco, a perdere nuovamente del tempo prezioso, tenta l’azzardo e prova a trovar parcheggio in Viale adriatico o nel parcheggio dei camper, accanto al 2.0 (“parcheggione nuovo, do stava il campo sportivo”); ma un suo più fortunato collega, che cercava parcheggio dal 21 gennaio 2018, ha appena parcheggiato nell’unico posto disponibile (saluto amichevole con tanto di dito medio). [ore 15.45] Sebbene la speranza sia l’ultima a morire, Gigi Tarallo sembra ormai rassegnato a dover abbandonare l’impresa. C’è tuttavia un’ultima possibilità e sembra, questa volta, poter essere quella buona: il Coal. L’intuizione è quella giusta e lo sforzo viene premiato: il parcheggio c’è, addirittura due se quello che vede non è un miraggio. Decide quindi, anche per ripicca, di parcheggiare male e occuparli tutti e due, dal momento che 40 minuti prima aveva visto un’altra collega cercare parcheggio e, non potendo rischiare di non trovare posto neanche nella sala studio, non c’è tempo per i preziosismi. Dopo 10 minuti di salita finalmente si trova “de fianco alle poste” [arrivo in biblioteca ore 16.00].

Felice, ma non troppo, di aver trovato parcheggio solo dopo 40 minuti, Gigi Tarallo sa che le sofferenze non sono finite: l’idea che quella della biblioteca non sia stata la scelta migliore, per usare un eufemismo, inizia a farsi largo nella sua testa, ma non si perde d’animo e decide di entrare. Tanto per cominciare, all’ingresso della biblioteca trova, incredibilmente, il collega a cui aveva sottratto il parcheggio già seduto ai tavoli dell’aula studio: come sempre l’aula è quasi piena, ma dopo mesi di contrattazione, non troppo amichevole, è riuscito a farsi tenere un posto dalla sua amica. Sembrava impossibile, ma ce l’abbiamo fatta: finalmente riesce a sedersi e iniziare a studiare.

Trovare la giusta concentrazione rimane tuttavia molto difficile, la testa è da un’altra parte e i pensieri vanno da soli:” bello l’atlante sul terzo scaffale… chissà cosa studia quello davanti a me… cazzo guarda quello accanto…”; e poi ancora: “certo che con tutto lo spazio che avevano due tavoli in più li potevano mettere, per non parlare della sala conferenze… bo va bè, sti cazzi, studiamo”.

Fra una pausa sigaretta e una per la merenda (fidatevi, non le salti neanche volendo), l’intensa giornata studio volge al termine [ore 19.00]. E con la fine della giornata di studio finisce anche il nostro racconto di Gigi Tarallo.

Come prima cosa chiediamo una cosa a voi lettori: vi riconoscete, anche se solo in parte, nella storia di Gigi? Vi è mai capitato di trovarvi nella stessa situazione o di dover affrontare le stesse problematiche?

Se siamo qui a parlare di queste cose è perché crediamo che la biblioteca sia un luogo molto importante per la nostra città, anche se non sfruttato al meglio: non si tratta solamente di un luogo di studio (tra l’altro l’unico “attrezzato” fra i paesi limitrofi), ma anche di un luogo di aggregazione e socializzazione. Due sono in particolare le criticità che vorremmo mettere in luce: la questione dei parcheggi e gli orari di apertura.

Per quanto riguarda la prima questione, la problematica è subito evidente dal racconto di Gigi. I parcheggi gratuiti nei pressi della biblioteca sono pochi e sono spesso occupati dai residenti e dai lavoratori. Spesso e volentieri passiamo parecchio tempo in macchina a cercare parcheggi, per poi lasciarla nei posti più lontani; d’altronde, di parcheggi ce ne sono in abbondanza, ma sono quasi tutti a pagamento, e dover pagare 3 ore e mezzo di parchimetro per andare a studiare non crediamo sia l’alternativa più corretta. Se dovessimo pensare ad una possibile soluzione, si potrebbero, ad esempio, rilasciare dei tesserini da esibire in auto quando si parcheggia, come fossero un normale ticket, validi, magari, solo per opportuni orari e zone, sempre nei pressi della biblioteca, come avviene tra l’altro in altre città universitarie.

Il secondo punto, probabilmente il più importante, riguarda invece l’orario di apertura. In un contesto “normale”, senza covid per capirci, la biblioteca è aperta nei seguenti orari: la mattina dalle 9:00 alle 13:00, dal lunedì al sabato; il pomeriggio dalle 15.30 alle 19:00, dal lunedì al venerdì. Visti così, gli orari, per la prima volta, potrebbe sembrare che ci stiamo lamentando del nulla. Se ci poniamo, però, dal punto di vista di uno studente, non è propriamente così: tre ore e mezzo al pomeriggio spesso non sono sufficienti, per non parlare della pausa pranzo di due ore e mezzo, prima della riapertura pomeridiana, che spezza completamente la giornata di studio. Sarebbero molto utili, poi, anche le aperture serali, magari nei periodi di studio più intenso. Va detto che questo discorso è valido soprattutto durante le sessioni di esami (giugno-luglio, settembre, gennaio-febbraio), almeno per gli universitari, periodo durante il quale la frequenza giornaliera in biblioteca aumenta sensibilmente. Ciò non toglie la necessità di avere comunque orari più flessibili, a prescindere dall’affluenza e dal periodo dell’anno. Anche qui, una possibilità potrebbe essere quella delle aperture volontarie, gestite dai ragazzi direttamente interessati, durante gli orari non coperti dal personale che ci lavora. È solo un’idea, magari una delle tante, ma crediamo veramente possa essere fattibile.

Siamo convinti, quindi, che al momento la biblioteca non sia all’altezza di far fronte alle necessità di noi studenti per quanto detto fino ad ora, perlomeno non del tutto; ma se siamo qua a parlarne pubblicamente è perché crediamo nel potenziale di questo spazio, e faremo di tutto affinché possa essere valorizzato nel migliore dei modi.

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