Voglio sottolineare come sia assolutamente strumentale questa polemica: mi si accusa di atteggiamento prevaricatore quando ho semplicemente fatto rispettare il regolamento dell’assemblea dell’ATO 3, ovvero non consentire che in assise potesse relazionare l’avvocato Morini, legale di Astea, società partecipata anche da privati con evidenti interessi nella vicenda. In assemblea hanno facoltà di intervenire i sindaci, i loro delegati o esperti e consulenti dell’ATO 3. Proprio per trattare l’argomento in questione, ossia la scelta tra società consortile di primo o secondo livello, era già stato invitato, in più occasioni, il legale dell’ATO, che ha dipanato le presunte criticità. Non è bastato perché, evidentemente, si vuole altro, ovvero dilatare i tempi, come se non bastassero le discussioni tenute nei sei mesi della mia presidenza e negli anni sterilmente passati a cercare una soluzione. Nel momento in cui si deve arrivare al dunque e il presidente Gentilucci spinge per addivenire a una conclusione, ecco che si cerca di capovolgere il tavolo e mandare tutto a monte: alcuni sindaci si alzano e se ne vanno convinti di far mancare il numero legale. Ma sbagliano i conti e l’assemblea prosegue.

Ma proviamo a ricostruire i fatti. Durante l’ultima assemblea si è cercato, ancora una volta, di far intervenire l’avvocato Morini. E lo si è fatto artatamente, presentando alle ore 19 del giorno precedente l’assise, una “mozione” di cui sono venuto a conoscenza l’indomani mattina, pochi minuti prima che iniziasse la seduta. Una mossa già tentata in occasione dell’assemblea del 25 maggio quando, pur non essendo ammissibile, come da regolamento, l’intervento del suddetto avvocato, questi ha comunque avuto la possibilità di esporre, chiusa l’assise, nella stessa sala assembleare messa a disposizione dal presidente della provincia Parcaroli, la propria tesi e quella dei suoi sodali. Alcuni sindaci e il direttore dell’ATO 3 sono rimasti ad ascoltarlo mentre esponeva, alla luce del sole, le sue argomentazioni a favore di una società consortile di secondo livello. È evidente, dunque, quanto sia strumentale l’accusa nei miei confronti.

Gli scenari catastrofici paventati dai detrattori della società consortile di primo livello, composta dai comuni e dalle società di gestione, sono volutamente ingannevoli, come già verificato in assemblea. Lo spauracchio dell’obbligo di indennizzo per milioni di euro ai gestori uscenti è stato argomento di discussione e approfondimenti giuridici con pareri scritti di organi terzi per ben sei mesi, ed è stato smontato. L’ipotesi di una società consortile di secondo livello tanto decantata da alcuni sindaci, per una situazione analoga che, guarda caso, vede tra i protagonisti il Comune di Osimo e mentore lo stesso avvocato Morini, è già stata bocciata dalla Corte dei Conti delle Marche. Forse questo è ciò che si vuole anche per l’acqua? Una bocciatura, nel nostro caso, equivarrebbe a spalancare le porte al privato.

Quanto agli equilibrismi del segretario del PD Sciapichetti, che ha sposato la consortile di secondo livello, prendo atto che la sua scelta va incontro, piuttosto che alla tutela della rappresentatività dei sindaci e degli interessi dei cittadini, a quella delle società di gestione. Dunque, difficile credergli quando sostiene, a parole, acqua pubblica in mano pubblica: per lui questa frase assume il sapore di uno slogan e non di un proposito sincero e convinto.

La scesa in campo del sottoscritto è risultata, purtroppo, inevitabile, a pochi mesi dalla scadenza dell’affidamento del servizio di gestione idrica e visto il protrarsi di discussioni che non hanno prodotto, ad oggi, alcuna decisione. Queste sono le ragioni che mi hanno spinto a indicare una strada, l’unica percorribile, ossia la società consortile di primo livello, partecipata da tutti i comuni dell’ATO 3 e dalle attuali società di gestione pubbliche, che garantisce in modo inequivocabile che l’acqua rimanga in mano pubblica e con gestione pubblica. E ciò per rimarcare l’impegno che gli italiani hanno sancito con il referendum del 2011 in cui si sono espressi chiaramente a favore di questa ipotesi. Il mio obiettivo è che l’ATO 3 adotti questa soluzione, sintesi delle due posizioni, per scongiurare il rischio, questo sì reale e catastrofico, che, continuando a traccheggiare, il servizio vada a gara e possa prevalere l’opzione privata, con buona pace di quelli che, a parole, contestano questo scenario ma, nei fatti… no.

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3 commenti

  1. Una difesa con le unghie sullo specchio!
    Presidente Gentilucci, verificheremo ogni sua mossa!
    Lei non ci fregherà!

  2. Caro Gentilucci, perchè non prova a spiegare e a spiegarci quanto costerebbe di più ai singoli comuni un consorzio di primo livello?

  3. Essendo stato uno dei fondatori dell’ ATO 3 oggi devo riconoscere che questo ” giocarello” va tolto dalle mani dei Comuni proprio perché l’acqua è un bene pubblico e no può essere gestito dai singoli Comuni. Occorre fare subito un unico ATO nazionale e collegare tutti le reti in una rete nazionale con un dipartimento che provveda alla distribuzione. Occorre però un forte controllo al sud d’Italia dove tutto diventa oggetto di speculazione.

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