caro Giacomo,

in questi giorni di profondissima inquietudine mi appello a te che hai espresso con versi memorabili l’amore
per questa nostra terra che rischia di esser profanata. È ancora come la rimiravi tu, un paesaggio incantato,
fatto di colline dolci e variopinte dalla ricchezza di vegetazione e coltivazioni; colline che, nei giorni nebbiosi,
diventano isole sospese nel vuoto e nel tempo ma che, dal celebre colle dove sedevi, oggi patrimonio del FAI,
si stagliano in ogni direzione fino ai Sibillini evocando “interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi
e profondissima quiete…” Queste floride colline, descritte in versi che risuonano nella mente e nell’anima
di ogni italiano e non solo, sono state condannate allo scempio di un’ennesima discarica. Non solo
guardandole non potremo più ispirarci, ma non potremo più nemmeno respirare da queste colline. Forse
dovremo passare dalla mascherina alla maschera a gas, forse dovremo distogliere lo sguardo per non vedere,
non potremo più dire insieme a te …“e naufragar m’è dolce in questo mare”. Resteranno solo questi versi
a ricordarci con malinconia com’erano le nostre colline, o cambieranno anch’essi con loro?
Questo che resta è il più gradito giorno, / pien di speme e di gioia: / diman tristezza e noia /
recheran l’ore, ed al colle usurpato / ciascun in suo pensier farà ritorno

Sì perché questa nuova discarica si propagherà come un cancro, non solo a soffocare distese di girasoli e
grano, ma toccherà i borghi abitati, i parchi, gli agriturismi, i ristoranti… non risparmierà le case di via
Mattonata costruite col sudore di una vita da uomini che vivono in armonia tra loro e la natura, coltivando la
propria terra da settant’anni…In poche ore verranno cacciati come ladri dalla loro casa per vederla demolita,
calpestata, ricoperta da immondizia. Attoniti e impotenti li ho visti fissare la cartina come si guarda una
sentenza di condanna a morte: ecco la zona rossa che incombe sulla propria terra senza nessuna spiegazione.
Perderanno anche la dignità e la loro storia scritta in quei mattoni e in quelle zolle. Hanno detto loro di cercare
delle specie protette nella loro terra per evitare la condanna, perché conta più un girino di un bambino…sai
Giacomo nel XXI secolo l’essere umano non è annoverato tra le specie protette. Ma tu forse nemmeno ti
meravigli e l’avevi già presagito….
“La storia dell’uomo non presenta altro che un passaggio continuo da un grado di civiltà ad un altro, poi
all’eccesso di civiltà, e finalmente alla barbarie, e poi da capo.” (Zibaldone)

Caro Giacomo,
Tra i luoghi che si troveranno a ridosso della discarica ci sono aziende agricole biologiche, c’è perfino una
scuola dell’infanzia ed a una fattoria didattica dove ogni anno i bambini hanno pigiato l’uva, fatto la pizza e
imparato che prima del supermercato c’è la natura che offre i suoi frutti. Una discarica in questo contesto è
più che fuori luogo, è il suicidio dell’economia di un paese agricolo, turistico, storico e conosciuto in tutto il
mondo come il paese della poesia. Tutto ciò si troverà a pochi chilometri dalla discarica per non uccidere sul
colpo ma condannare ad una lenta agonia il tuo e nostro mondo incantato. Come Santa Croce, un colle
alberato che cinge e custodisce la chiesetta dove si ritrova da sempre il saggio zappatore nel dì del suo riposo.
Adiacente alla chiesa c’è la CASA, sì la casa di tutti, lì i “garzoncelli scherzosi” festeggiano i loro compleanni,
lì si ritrovano a sognare, a condividere e meditare sotto le stelle durante i campi scuola, lì giocano a pallone
all’ombra dei tigli, lì tutta la comunità si incontra in feste private o popolari.

Tra Santa Croce e il borgo più esterno di Recanati, Castelnuovo, sorge un quartiere più unico che raro: in
aperta campagna, lungo la strada provinciale, si trovano una sessantina di case vicine, strette una all’altra
come a farsi compagnia, abitate da giovani famiglie. L’età media qui a Santa Lucia è molto bassa e il mezzo di
trasporto più usato è la bicicletta. È il mio borgo sai, non abbiamo molti servizi, ma non ci manca nulla: c’è
una pizzeria e un benzinaio, un campetto che la sera è brulicante di ragazzini di ogni età…
“i fanciulli gridando / su la piazzuola in frotta, / e qua e là saltando, / fanno un lieto romore”.

In Santa Lucia si può ritrovare l’atmosfera del sabato del villaggio che unisce il nuovo e l’antico, qui le
generazioni convivono serenamente. La sera genitori e nonni si siedono in cerchio nel parchetto a
chiacchierare, mentre i più piccoli scorrazzano attorno, i più grandicelli e gli adolescenti si ritrovano nel
campetto a giocare a palla o a nascondino tra le casette di Santa Lucia. Quanti picnic condivisi, quante
candeline hanno spento sotto al gazebo del parchetto, quante vite continuano a sbocciare in questo borgo
tranquillo e ridente. Qui i ragazzini sono ragazzini e preferiscono giocare all’aria aperta e guardarsi negli occhi
anziché attraverso uno schermo o rinchiusi in fumosi locali con una bottiglia in mano. Qui anche i grandi
ritornano piccoli e si mettono a fare tornei di calcetto mentre i figli e le mogli fanno il tifo per loro. Ma la
perla è l’allegro parchetto dove, per il sorriso dei piccoli che gli gironzolano attorno chiamandolo nonno, il
nostro fedele zappatore ha persino messo i coperchi ai cesti dell’immondizia, perché neanche il vento possa
spargerla intorno…

oh ironia della sorte! A poche centinaia di metri dal parco e dalle case incombe un’altra zona rossa…e non
una sola… l’isola felice di Santa Lucia sulla cartina appare circondata da ogni lato da macchie arancioni e
rosse, come il sangue sparso da famelici squali che accerchiano la preda. Questo il destino delle centinaia di
bambini che ancora corrono sul prato ignari del “cancro” che li attanaglierà? CANCRO, termine simbolico ma
anche letterale, perché noi tutti sappiamo che è un reale rischio di chi vive a un passo dalle discariche, in
particolare dei bambini, con un incidenza e una mortalità che NON POSSIAMO ignorare.
La donzelletta vien dalla campagna, /in sul calar del sole, / col suo fascio dell’eternit, e reca in mano /
un morso lì di ratto e pustole

Da prato verde a zona rossa e la nostra vita dopo la discarica non sarà più la stessa. Non sarà più vita. Non
risuoneranno più risate e canti, gli adolescenti fuggiranno dai prati per rinchiudersi nei bar di città, i bimbi e
gli anziani barricati in casa o costretti a sloggiare per l’aria malsana e irrespirabile. Costretti a scegliere tra la
povertà (lasciando case con mutui aperti) o la vita, quella dei nostri figli. Ma sloggiare un intero quartiere di
circa 300 persone accade solo per una catastrofe naturale non per un piano previsto.

La discarica metterà fine persino al tuo Infinito. Credimi Giacomo, qui ogni giorno è “sabato” e le somme
altezze dell’Infinito a cui anelavi si sciolgono nei canti, nei giochi, nel rumoroso trastullo dei bimbi nel parco,
come il lieto garrire dei passeri. Non ho esagerato nulla caro poeta, ho solo cercato di raccontarti il dramma
che interiormente stiamo vivendo, la bellezza del posto dove vivo e che tu “sedendo e mirando” dal colle
osservavi. Avrei voluto sentirlo descrivere dai tuoi versi che ho preso in prestito, che ho forse profanato a fin
di bene, ma scommetto che il mio mondo ed il tuo non siano stati molto diversi.
Almeno finora.

Godi, fanciullo mio, stato soave, / stagion lieta è cotesta. / Altro dirti non vo; ma la mia ruspa / Che non
tarda a venir è cosa grave.
Dall’Infinito mondo ove ora ti trovi ricordati della tua Recanati

Cristina Offidani tua concittadina

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