Lettera aperta al Direttore di Radio Erre di Gioacchino Di Martino

Caro Direttore l’ultima pubblicazione di Andrea Michelini – Sindaco di Porto Recanati, avente ad oggetto TUTTA LA VERITA’ SUL BICIPLAN, mi ha costretto ad una lunga ricerca, sul sito di una fornitissima emeroteca, per controllare se, per mia disattenzione, a Porto Recanati fosse stata varata una mini riforma costituzionale. Ho esteso la ricerca anche agli atti della Camera e del Senato ma non ho trovato nulla che confermasse questa mia possibile lacuna. A Porto Recanati è in vigore la stessa Carta costituzionale del resto d’Italia. Il perché di questa ricerca è presto spiegato.

Leggendo quanto scritto da Andrea Michelini-Sindaco di Porto Recanati, o da chi per lui, ho avuto la netta sensazione che nella nostra città fosse stato abolito il Consiglio comunale e che il dibattito politico e le prerogative proprie del Consiglio fossero state delegate a Face Book, il noto social media di META e rete social statunitense. Perché, caro Direttore, quando colui che per legge è chiamato a presiedere il Consiglio comunale di fatto lo mutila delle sue funzioni, trasferendo il dibattito dal luogo a ciò delegato ad un social, significa che questo organismo, privato delle sue funzioni, viene considerato superato e forse anche inutile. Ma, come appurato dalla mia ricerca, così non può essere ed anche a Porto Recanati continua ad esistere un Consiglio comunale che, come da Statuto, “è l’organo elettivo di indirizzo e di controllo politico ed amministrativo dell’Ente” ed ancora “improntando la propria attività complessiva ai principi della collegialità, della pubblicità e della trasparenza.”

Parole di una lettura di semplicità estrema e che non lasciano dubbi sul fatto che il Consiglio comunale è il primo interlocutore del sindaco. Consiglio comunale inteso nella sua interezza di maggioranza ed opposizione e non solo di maggioranza. Concetto questo a cui l’attuale maggioranza dimostra di essere sempre più refrattaria preferendo, come da ultima testimonianza, il demagogico, quanto confusionario ricorso al social. A questo punto alla refrattarietà a rispettare le regole si aggiunge anche una evidente forma di superiorità ed arroganza nei confronti di coloro che, semplicemente perché assolvono ad un ruolo a loro delegato dal corpo elettorale, esprimono un pensiero non coincidente con quella che è la verità assoluta proclamata dal sindaco, dalla sua maggioranza e dai suoi supporter.

Ecco, quindi, che si procede con atti e comportamenti che poco hanno a che vedere, non tanto con quello che veniva definito il galateo istituzionale, ma anche con quello che è il rispetto istituzionale che deve intercorrere tra formazioni politiche che operano nello stesso consesso elettivo che, come già ricordato, deve improntare la propria attività, ai requisiti di cui all’art. 8 dello statuto comunale. Requisiti che certamente non si soddisfano negando la convocazione di un Consiglio comunale aperto proclamando ai quattro venti l’infantile o, peggio ancora, tignosa motivazione che non c’erano le firme previste dal regolamento.

Certo i regolamenti debbono essere rispettati ma in politica esiste anche la cosiddetta “sensibilità” che porta, su temi rilevanti, alla condivisione di proposte anche giudicate minoritarie, per cui bastava far propria la richiesta e procedere con un dibattito in Consiglio. Così non è stato e si è voluta innescare una prova muscolare che ben presto si è trasformata invece in una richiesta di partecipazione che ha messo all’angolo chi pensava di risolvere il tutto a colpi di maggioranza costringendolo a ricorrere alla virale frase “Fatevi una domanda e datevi una risposta” che, seppur, di grosso effetto mediatico, poco ha a che fare con la politica.

Termino qui questa mia riflessione perché continuando potrei, seppure involontariamente, entrare nel merito del provvedimento/progetto/ proposta o come altro titolo venga etichettato e non è questo il mio compito. Prima, però, consentimi di ricordare, innanzi tutto a me stesso, che in politica non esistono le verità assolute e che il reale ascolto delle ragioni degli altri, che un domani potremmo essere noi, è segno di consapevolezza del ruolo che si ricopre mentre l’arroccamento sulle proprie posizioni e la conseguente interpretazione della verità è sempre, e comunque, un indicatore di debolezza che spesso sconfina nella manipolazione.

Cordialmente. Gioacchino Di Martino

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1 commento

  1. Ario Roncitelli on

    Porto Recnati da diversi lustri (ha presente la durata?) vive forme istituzionali che si avvicinano più alla monarchia che alla democrazia repubblicana, tant’è che ancor oggi qualche “monarca de’ noartri” ogni tanto sale sulla sua piccola cattedra ad insegnare come si fa. Intanto quello che manca è un progetto complessivo, contemporaneo, attuale per Porto Recanati, con cui la vivibilità e di conseguenza la mobilità viene interpretata per tutti i cittadini e per tutto l’anno (basta con le cose fatte solo per ipotetiche masse di “turisti” balneari!), unitamente all’attenzione per gli aspetti ambientali. Ora, ipotizzare l’allargamento della possibilità di muoversi in bicicletta in una cittadina che, per fortuna, ha il vantaggio di non avere zone “dolomitiche” (nel senso della pedalata!) non mi pare cervellotico. Piuttosto, cervellotico è voler garantire ancora speculazioni edilizie in nome di una crescita demografica di Porto Recanati che non potrà mai essere da boom. Nemmeno d’estate! Quanto poi alle dispute di diritto costituzionale su funzioni e ruoli di consigli comunali e sindaci, beh lasciamole ad incontri sotto l’ombrellone o al tavolino di un bar. Magari con davanti una birra fresca!

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