In riferimento alla decisione presa dall’amministrazione per quanto riguarda l’isola pedonale esprimiamo il pensiero di circa 85 attività commerciali, che rappresenta la grande maggioranza degli operatori commerciali. Siamo convinti che sia stata presa una decisione nell’interesse del Paese, senza favorire nessuno.

Riguardo ai Sabati sera di Giugno, posticipare di un’ora la chiusura  crediamo che non crei un gran danno ai quartieri, ed al contempo da la possibilità ai visitatori di raggiungere Porto Recanati per la cena e il dopocena, ma soprattutto da la possibilità a chi lavora con l’asporto di non subire danni economici rilevanti.

Riguardo le Domeniche di Giugno  è sotto gli occhi di tutti che dopo le 20 il Paese si svuota e quindi non necessita di particolari chiusure.
Inoltre tocca ricordare che con la crisi che ha toccato altre attività imprenditoriali ,attualmente il tessuto commerciale genera la quasi totalità del PIL cittadino, dando lavoro a molti concittadini

Porto Recanati ha una sua fortuna naturale, ossia un bellissimo lungomare pedonale e marciapiedi sufficientemente larghi per la passeggiata e nel mese di Giugno non occorrono restrizioni che limitano gli accessi in centro, oggi la frenesia della vita fa andare sempre di fretta e le persone vogliono le comodità.

Non va dimenticato che prima lo sviluppo dei centri commerciali (facilità di accesso e di parcheggio) e poi il forte sviluppo dell’ e-commerce (addirittura la merce viene consegnata a domicilio) hanno distrutto il tessuto locale commerciale e fa capire sempre più le esigenze dei consumatori.

Qualsiasi tipo di restrizioni non fanno altro che peggiorare tale prospettiva con il rischio della conseguente desertificazione del Paese, visto sempre nell’ottica dei 12 mesi dell’intero anno.
Oggi vivere di P.IVA nei cosiddetti settori rivolti ai consumi è diventato insostenibile per la sproporzione che si è accentuata nel post Covid, tra le entrate e le uscite, e questa cosa la può comprendere bene chi conosce le dinamiche del proprio lavoro.
Se poi si vuole un paese solo per “respirare”, privato della maggior parte dei servizi, allora a quel punto secondo noi, andrebbe fatto un referendum cittadino perché riguarderebbe il futuro per i prossimi anni di tante persone che ci vivono e ci lavorano e non c’è strumento più democratico di una maggioranza popolare per decidere le sorti di un’intera comunità.

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