Gli anziani ospiti delle Case di Riposo e delle Residenze Protette della provincia di Macerata stanno pagando un prezzo altissimo alla pandemia da Covid 19. E questo prezzo altissimo è pagato non solo dagli ospiti ma da molti infermieri ed operatori sanitari che vi lavorano.

Questa la situazione attuale di alcune strutture nella provincia:
• a Villa Cozza di Macerata sono positivi 50 ospiti (su 83), 4 infermieri, 17 operatori sanitari ed 1 impiegato.
• a Maestà di Urbisaglia, in cui sono ospitati gli anziani di Loro Piceno e Mogliano dopo che il sisma aveva reso inagibili le Case di Riposo dei loro territori di origine, sono positivi 47 ospiti (su 66) di cui 11 sono deceduti, 1 infermiere e 2 operatori sanitari.
• alla Casa di Riposo Lombardelli di San Severino sono positivi 34 ospiti, 4 infermieri, 9 operatori sociosanitari.

Queste strutture sono in pratica state lasciate sole ad affrontare un problema sanitario molto grave, i tamponi rapidi non sempre sono stati forniti in quantità sufficiente e molti gestori hanno dovuto comperarli. Il personale, assolutamente carente, non completamente sostituito, lavora a ritmi insopportabili rendendo oggettivamente difficile la gestione dell’assistenza e il mantenimento di tutti i protocolli di sicurezza. Da settimane chiedono l’aiuto di medici ed infermieri e sembrerebbe che finalmente arriveranno , almeno per villa Cozza, medici ed infermieri dell’Esercito.

Già nelle prima fase della pandemia i Sindacati dei Pensionati avevano richiesto che si procedesse a modificare gli standard di assistenza con maggiore presenza sanitaria in considerazione della condizione sanitaria degli ospiti e del fatto che anche gli ospiti delle Case di Riposo fossero ormai in maggioranza persone non autosufficienti. Niente è avvenuto e la scarsità di personale dei Dipartimenti di Prevenzione ha ridotto la sorveglianza sulla presenza di tutto quanto previsto per garantire il distanziamento, la divisione tra aree Covid e “ aree pulite” l’uso corretto dei DPI.
Chiedevamo e chiediamo tutt’ora che vengano trovate tutte le modalità utili a permettere che gli ospiti, dopo tanti mesi di isolamento, possano vedere i loro cari non solo utilizzando videochiamate, ma, adoperando dispositivi e le accortezze necessarie, permettere loro una presenza reale e di effettivo conforto dei propri cari che alcuni non ricevono dalla prima fase di pandemia risalente a febbraio-marzo. Si rischia di morire di solitudine e di senso di abbandono.

Chiediamo che per gli anziani in quarantena presso il proprio domicilio, specialmente se soli, i Comuni si facciano carico della fornitura di farmaci e di cibo secondo protocolli di sicurezza, e li sollecitiamo a provvedere in tempi rapidi a farsi carico dei soggetti più poveri prevedendo e distribuendo loro buoni spesa e pacchi alimentari, così come a trovare una sistemazione per coloro che non hanno fissa dimora. Come sindacato, unitariamente, abbiamo in programma per i prossimi giorni di incontrare la direzione dell’ AV 3, gli Ambiti Territoriali, i Sindaci ed il Prefetto per poter
dare supporto concreto alle decisioni da prendere facendo in modo di alleviare queste situazioni insostenibili.

Ci impegnano a mettere in campo tutte le nostre energie per non far sentire soli i tanti anziani del nostro territorio, attraverso contatti telefonici e collaborando con il Servizio Prevenzione delle Regione per dare continuità al Progetto “Resto a casa insieme resistiamo” in cui prevediamo Webinar in modalità videoconferenza e diffusione attraverso WhatsApp e Facebook su temi che spaziano dall’informazione sul Covid, a riflessioni sulla gestione delle emozioni. E’ vero non siamo abituati e non abbiamo molta dimestichezza con questi strumenti, la nostra azione è caratterizzata dal rapporto sociale, ma facciamo e faremo il possibile nel cavalcare la tecnologia ed i sistemi informatici per dare supporto e sollievo concreti caratterizzando la nostro azione per la gente che vogliamo rappresentare “Tutta la Sanità del nostro territorio è sotto pressione in questo momento, sono in grave sofferenza i servizi territoriali e quelli ospedalieri, spesso non si riesce a garantire l’esitante”.

Ci sono molte risorse a disposizione, la politica, ed i governi locali possono e debbono immediatamente intervenire con capacità e programmazione strutturale per contravvenire a questa situazione epocale.

Segretario Generale Provinciale SPI-CGIL Macerata – Stefano Tordini

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